Quartiere Coppedè

Era tanto che desideravo visitare il Quartiere Coppedè, a Roma. Per un motivo o per l’altro, in tanti anni di giri e visite guidate fatte anche con l’Università, non c’ero mai stata. L’ho fatto ultimamente, insieme a mia figlia, a una sua amica e alla sua mamma, che mi ha introdotto nel mondo delle visite guidate curate dall’associazione L’Arteficio. Si tratta di una meta adatta a tutti. Anche i ragazzi non si annoieranno di certo nel vedere questi palazzi e e nel conoscere, in alcuni casi, i nomi particolari che li contraddistinguono.

Dove siamo

Il Quartiere Coppedè si trova nella zona intorno a via Tagliamento. Stiamo parlando di oltre 40 unità tra palazzine e villini progettati tra il 1916 e il 1927 dall’architetto Gino Coppedè, con una incredibile fusione di stili. Fu lui stesso a coniarne il nome.

La particolarità di questo quartiere, che lo rese protagonista di diversi film tra cui “Inferno” e “L’uccello dalle piume di cristallo” di Dario Argento,   balza agli occhi non appena si arriva all’incrocio tra via Tagliamento e via Doria.

Entriamo…

Con la nostra guida l’appuntamento è proprio qui. L’arco è quello che vedete nella foto sotto. Impreziosito dalla presenza di un lampadario in ferro battuto, unisce due palazzi che già ci introducono a pieno in ciò che vedremo subito dopo ed è la riproduzione di una scenografia del film “Cabiria” di Pastrone (1914).

Ingresso al Quartiere Coppedè
Ingresso al Quartiere Coppedè
Roma: il Quartiere Coppedè
Il lampadario sotto l’arco di ingresso

Certezze e desideri nascosti

Già dall’ingresso capiamo che le nostre aspettative non sarebbero andate deluse. Quegli esterni, ricchi di elementi, ci fanno desiderare di fermarci per ore a osservare e analizzare quanti più dettagli possibili mentre le finestre imponenti ci portano inevitabilmente a porci la seguente domanda: “Chi c’è lì dentro?”.

Fate e ragni

Pochi passi e siamo davanti alla Fontana delle Rane (1924) che, purtroppo, quando abbiamo fatto la visita era chiusa per restauro. I palazzi attorno sono davvero particolari e presentano un incredibile mix di stili.

Come il Villino delle Fate, costruito con materiali diversi e dalla forma asimmetrica, o il Palazzo del Ragno (foto 3), chiamato così perché presenta sulla sua facciata la decorazione di un grande ragno.

Già queste tre parole, rane, fate e ragni, sono sufficienti da sole a portarci in un mondo che è “altro” rispetto alla realtà in cui viviamo. E, osservando proprio il Villino delle Fate, la mia curiosità sul “chi c’è dentro quel palazzo”, balza a livelli inestimabili.

Roma: il Quartiere Coppedè
Il villino delle Fate
Roma: il quartiere Coppedè
Il Palazzo del ragno

I materiali

Marmo, laterizi, travertino, terracotta, vetro, legno, ferro battuto. E poi ancora, bifore, quadrifore, logge, torrette, leoni, stemmi, ritratti di poeti famosi come Dante e Petrarca. Insomma, per caratterizzare questo quartiere l’architetto Coppedè non si era fatto mancare nulla. E il risultato è sotto gli occhi di tutti. Può piacere o meno, ma la ricercatezza e gli arditi accostamenti non possono non lasciare il visitatore a bocca aperta.

La scheda del dott. Jacopo Curzietti (L’Arteficio)

“Ideato dall’architetto Gino Coppedè e realizzato tra il 1916 e il 1927 – si legge nella scheda pubblicata sul sito dell’associazione- il quartiere che prende il nome dal suo progettista rappresenta uno dei numerosi episodi di lottizzazione urbana, di cui fu oggetto la città di Roma, dal 1871 assurta al nuovo ruolo di capitale del Regno d’Italia. Lungi però dal conformarsi all’austero “stile sabaudo”, allora imperante, l’area a ridosso di via Tagliamento si caratterizzò subito per le sue spericolate e felicissime soluzioni formali. Libero da condizionamenti intellettuali e scevro dalla soffocante tradizione accademica, Gino Coppedè mise in scena un sistema di villini dove la mitologia si fonde a un Medioevo fantastico in un vorticoso universo di eccentriche formule architettoniche e decorative. Favola urbanistica di grande impatto visivo, il quartiere Coppedè rappresenta uno straordinario esempio dell’eclettismo fin de siècle che, ancora nella prima metà degli anni Venti del Novecento, riusciva a rigenerarsi senza posa muovendosi su una tavolozza dai colori sempre nuovi e brillanti. Vera e propria “ventata di aria fresca” nel grigio torpore della Roma sabauda, il prezioso e fragile ecosistema di villini intrisi di gusto decò sarebbe rimasto un unicum in una città ben presto assediata dalla monumentale e pletorica architettura fascista”.

Altre immagini

Aprendo questo video, che ho caricato su YouTube, potrete vedere altre immagini del Quartiere Coppedè.

2 commenti

  1. sono stata a Roma tantissime volte, ma non l’ho mai visto. La prossima volta non me lo perderò sicuramente. Gia’ dalle foto emana un grandissimo fascino. Mi organizzerò per fare la visita guidata

    1. Author

      Sì, è un quartiere davvero particolare e pieno di fascino. Purtroppo quando ho scattato queste foto, alla fine di luglio, non era visibile la Fontana delle Rane in quanto era in fase di ristrutturazione. I lavori sono terminati e questo gioiello da qualche tempo è stato restituito alla vista di turisti e cittadini 🙂 grazie per il suo commento e buona giornata

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